«Forse erano rimasti per fare una loro guerra, per difendere la loro terra, le loro case, i loro ricordi, la loro storia […] volevano una patria diversa, una patria dove anche i più umili, i contadini, gli operai, le ragazze serve potessero riconoscersi» – Tina Merlin
Spesso quando parliamo di Resistenza ce la immaginiamo come un blocco compatto, un monolite ideologico e con un solo obiettivo, quello di combattere l’oppressore fascista e l’invasore nazista. Ma la Resistenza fu molto di più.
La scelta di resistere fu la scelta di chi non aveva mai conosciuto la libertà e decise, comunque, di lottare per essa. Fu il risveglio, dopo anni di buio, in cui operai che non avevano mai scioperato, contadine che non avevano mai parlato in pubblico, ragazze che scoprivano per la prima volta cosa volesse dire decidere della propria vita, si unirono per costruire il Mondo che avevano solo potuto immaginare.
E così come la Resistenza non era un monolite, allo stesso modo non fu solo guerra armata: fu sorellanza, emancipazione, autogoverno. Come scriveva Curiel, fu «nazione di partiti» ma anche di masse popolari che prefiguravano un’altra Italia. Fu una Resistenza “creola” – fatta di disertori tedeschi, prigionieri sovietici, antifascisti sloveni e migranti che attraversavano le frontiere.
Quella stessa energia vive oggi in chi solca il Mediterraneo, in chi resiste a Gaza sotto le bombe, in chi occupa case e fabbriche per rivendicare diritti, in chi si oppone alla retorica guerrafondaia.
Per questo festeggiamo il 25 Aprile, perché «la Liberazione non è una ricorrenza, ma un processo incompiuto». E se la storia delle Partigiane e dei Partigiani di ieri ci insegna qualcosa, ci insegna che la libertà non si eredita come un dono, si conquista ogni giorno con le scelte che facciamo, con le lotte che portiamo avanti.
Resistere non è memoria, resistere è avere il coraggio di immaginare un futuro diverso e lottare per costruirlo. Per questo nell’ottantesimo anniversario della Liberazione abbiamo deciso di strappare quel “vincere e vinceremo”, per scrivere che oggi, come allora, la Resistenza non è mai finita.