Chi decide il destino di Pierantonio?

Sono passati due anni dal terremoto che ha colpito Pierantonio, frazione del Comune di Umbertide, e la sensazione è che il destino di questa comunità sia ancora in attesa di risposte concrete. Subito dopo le scosse, che hanno costretto decine di famiglie a lasciare le proprie case, alcune persone sono state ospitate nella palestra della scuola locale. Una soluzione di emergenza che ha messo in luce le difficoltà di una risposta insufficiente: camerate comuni, bagni condivisi e pasti cucinati altrove. Una sistemazione poco dignitosa per chi doveva continuare a lavorare, mandare i figli a scuola e rimettere insieme i pezzi della propria vita. Altre famiglie hanno trovato rifugio in agriturismi, spendendo cifre spesso insostenibili, mentre altre ancora hanno perso i legami sociali che avevano prima del sisma. Oggi, fortunatamente, questa fase emergenziale è superata, ma il problema del futuro di Pierantonio rimane irrisolto.

Dopo i primi soccorsi sono state messe in campo misure come le schede AEDES e il Contributo per l’Autonoma Sistemazione (CAS), strumenti utili ma limitati alla gestione dell’ordinario. Nel frattempo, si sono susseguite promesse di finanziamenti inseriti in leggi di bilancio, annunci che, però, si sono spesso rivelati vuoti. Ogni appuntamento elettorale ha riacceso i riflettori sul tema, ma poi? Poco o nulla. L’ultimo stanziamento, qualche milione per la progettazione, è ancora in attesa di un decreto attuativo. Pierantonio, già in difficoltà prima del sisma, rischia ora la desertificazione. 

La mancanza di un piano chiaro per il futuro della frazione è un problema che va oltre i confini locali e che riguarda tanti territori come il nostro. Ci sono tragedie, infatti, che mobilitano risorse ingenti e interventi immediati, e altre che finiscono in un limbo burocratico. Pierantonio sembra essere uno di quei casi in cui tutto si muove troppo lentamente, come se fossimo “terremotati di serie B”. In altre zone colpite da sismi, anche più gravi, sono stati garantiti moduli abitativi dignitosi e interventi mirati per una ricostruzione rapida. Perché qui no? Sorge il dubbio che, in un sistema dove tutto è misurato in termini di profitto, i territori vengano aiutati in base al loro “valore”. Se una zona ha un peso economico rilevante, si mobilitano risorse e si garantisce una ricostruzione veloce. Ma se un territorio “vale poco”, viene lasciato indietro.

Oggi, a due anni dal sisma, ci chiediamo: chi decide il destino di Pierantonio? Sarà la comunità a guidare la ricostruzione, oppure prevarranno logiche speculative che rischiano di trasformare questa frazione in un terreno di profitto, dove le case – se e quando ricostruite – verranno vendute o affittate a prezzi esorbitanti? La parola “futuro”, nonostante gli annunci, appare lontana. Saremmo lieti di essere smentiti, ma per ora Pierantonio resta in attesa di risposte.