Oggi è il 9 maggio 2025, ovvero ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Festa dell’Europa, l’anniversario della morte di Peppino Impastato e Aldo Moro. Potremmo parlare di tante cose oggi, ma c’è un numero che ci ronza in testa e che non possiamo ignorare: 580. Sono i giorni in cui, sotto i nostri occhi, si consuma un genocidio.
E mentre molti discorsi ufficiali oggi celebreranno ognuno il proprio anniversario, la Striscia di Gaza viene cancellata.
La narrazione dominante insiste nel chiamarlo conflitto, a raccontare quello che succede a Gaza come se fosse la telecronaca di uno scontro. I nostri governi fingono equidistanza, mentre armano il carnefice. I media mainstream, oggi, celebrano un’Europa nata per essere un faro di pace e di convivenza tra i popoli, mentre non dicono nulla o quasi delle 60.000 persone morte e dei 2 milioni di palestinesi che vengono spinti verso la fame, la deportazione, la “soluzione finale” annunciata senza vergogna.
Gaza è una strage, è un laboratorio di violenza colonialista, è la prova che, quando questo sistema decide di cancellare un popolo, lo fa davanti a tutti. E lo fa sperando nell’apatia e nel silenzio. Perché un genocidio non ha bisogno solo di bombe, ha bisogno di complicità, ha bisogno di chi distoglie lo sguardo. Di chi, ancora oggi, nega l’evidenza: ovvero che quello che si sta commettendo è un crimine contro l’umanità.
Noi invece non lo neghiamo, così come non accettiamo che l’Europa festeggi se stessa mentre finanzia i bulldozer che spianano i campi profughi. Mentre ci vende la retorica securitaria che ci spinge a credere a nemici immaginari, ad un’invasione di migranti, ad un futuro distopico.
In questo 9 maggio ci vogliamo unire a chi ha detto che Gaza è ovunque, perché ciò che accade lì è lo specchio di un sistema che opprime, divide e uccide. Gaza è una comunità che muore sotto quel potere estrattivista che pensa a creare resort lì dove c’erano case.
Ma Gaza è anche un simbolo, che ci ricorda che possiamo ancora fare la differenza: con la solidarietà, con l’azione, con la lotta collettiva e sociale; che ci ricorda che sulle loro spiagge noi possiamo essere marea.