Negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi stanno accadendo eventi che, seppur non possiamo influenzare direttamente, non abbiamo intenzione di ignorare.
Il genocidio a cui stiamo assistendo da più di 100 giorni a questa parte è un’atrocità disumana difronte alla quale non dobbiamo rimanere inermi né silenti.
Le dinamiche colonialiste, imperialiste e predatorie attuate dai paesi del Nord globale continuano a mettere a ferro e fuoco il mondo, esacerbando i vecchi conflitti, causando l’esplosione di nuove guerre e spingendo sempre di più l’umanità al centro di un vortice di instabilità e crisi climatica.
Iraq, Afghanistan, Siria, Ucraina, Palestina e molti altri. Tutti conflitti frutto delle mire di governi sottomessi al sistema capitalista e agli interessi delle proprie oligarchie.
Governi di stati che opprimono altri popoli e tradiscono i propri, negandogli la possibilità di vivere in un mondo costruttivo e in pace.
Anche il popolo di Israele sta pagando il prezzo di questa guerra. Vittima delle scelte scellerate del governo presieduto da Netanyahu (e dai suoi predecessori), il quale sta perpetrando un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione che vive nella Striscia di Gaza.
Ormai da 75 anni il popolo palestinese vive oppresso in uno stato continuo di apartheid. La questione israleo-palestinese non può essere certo raccontata attraverso una lista di avvenimenti geopolitici e militari. La questione israleo-palestinese deve essere raccontata guardando alla vita quotidiana degli abitanti dei due stati, soffermandoci sulla disumanizzazione costante messa in atto ai danni dei palestinesi.
Il sanguinoso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 non giustifica in alcun modo la reazione crudele e genocida che il governo israeliano sta mettendo in atto da più di tre mesi. Tutto questo sta costando alla popolazione palestinese più di 26.000 morti, di cui 10.000 bambini e bambine, più di 65.000 feriti e la distruzione mirata di ospedali, ambulanze e campi profughi(dati aggiornati al 27 gennaio 2024).
I media nazionali del nord globale sembrano ignorare di proposito la gravità della situazione e il grado di asimmetria del conflitto. Diversa è invece la reazione dalle piazze di tutto il mondo, dove la popolazione è scesa in strada, in ogni continente, esprimendo < strong>solidarietà con il popolo palestinese.
Come organizzazione politica locale, seppur coscienti di non poter avere un ruolo determinante nell’influenzare le dinamiche internazionali, non intendiamo ignorare ciò che accade intorno a noi, perché il cambiamento parte dalla consapevolezza.
Esprimiamo quindi totale solidarietà al popolo palestinese, che sta subendo un genocidio sotto gli occhi del mondo e ci uniamo all’appello per un cessate il fuoco immediato e permanente, disatteso ormai da troppe settimane. Un cessate il fuoco basato sull’ordinanza emessa il 26 gennaio dalla Corte internazionale di Giustizia secondo la quale Israele è tenuto a fermare qualunque azione volta a uccidere o ferire i membri del popolo palestinese; ordinanza ad oggi totalmente ignorata.
Inoltre, vogliamo rimarcare con forza come colonialismo, imperialismo, capitalismo ed individualismo, siano le cause dirette ed indirette che hanno portato il sistema economico e sociale a livello globale sull’orlo del baratro. Da questo baratro possiamo allontanarci solo con l’azione costruttiva, disegnando il cammino verso quello che deve essere un mondo più giusto e solidale.