25 aprile 2024

Il 10 giugno 1940, Mussolini, dal balcone di piazza Venezia, annunciò l’ingresso dell’Italia nella guerra al fianco della Germania nazista, una scelta folle, irresponsabile e vigliacca.

Nell’anno in cui commemoriamo l’ottantesimo anniversario del bombardamento del quartiere San Giovanni, la più grande tragedia nella storia di Umbertide, vogliamo ricordare le 74 vittime civili del bombardamento alleato e le persone che, sopravvissute, hanno assistito alla perdita di persone care: genitori, figlie, figli, sorelle, fratelli, amiche e amici. Poco dopo, alla fine di giugno del ’44, si verificarono anche l’eccidio di Serra Partucci, il 24, e la strage di Penetola, il 28.

Oggi, è essenziale ricordare chi è responsabile di questi eventi: il regime fascista e chi lo sosteneva, così come chi ha condotto bombardamenti indiscriminati, trascurando la vita della popolazione civile. È importante sottolineare che la guerra è sempre un male, che non esistono “bombe intelligenti” e che le sue vittime sono quasi sempre civili, come accadde ad Umbertide ottanta anni fa. Ancora oggi vediamo che in guerra le vite non sono tutte uguali, che ci sono persone che “meritano” di essere salvate e persone che vengono considerate “danni collaterali”.

Ricordiamo tutto questo soprattutto per chi, negli ultimi anni, a livello naziona le, regionale e locale, ha cercato e sta cercando di riscrivere la storia, evitando di attribuire le giuste responsabilità. Un atto grave, soprattutto quando si tenta di cancellare la memoria della Resistenza nella storia della Liberazione.

La storia della nostra Repubblica democratica e antifascista non deve essere distorta. La storia della resistenza e della liberazione non può essere dimenticata. La storia delle dittature deve insegnarci che non ci si ritrova improvvisamente senza diritti ma che il loro sabotaggio parte sempre in sordina, da lontano, e arriva con l’inganno tra gli applausi. È quindi responsabilità di ognuno e ognuna di noi difendere i diritti di tutte le persone, anche quando sembrano non riguardarci direttamente.

Che il 25 aprile non sia solo un momento di ricordo, ma una vera festa. La celebrazione della liberazione dall’oppressione fascista e nazista. Un momento di gioia per ritrovarsi in piazza a ribadire che la democrazia e la libertà sono una grande conquista che non abbiamo intenzione di perdere.

Ora e sempre Resistenza. Viva il 25 Aprile, Viva l’Italia Antifascista.