Il 25 Aprile non è storia morta, ma brace viva che arde sotto la cenere. A distanza di ottant’anni, la Resistenza continua a insegnarci che, se si vuole cambiare il mondo, bisogna agire, partecipare, perché solamente con la massa dei nostri corpi possiamo fare davvero la differenza.
Per questo, celebrare il 25 Aprile non deve essere un momento sterile di ricordo di ciò che è stato, ma un’occasione per guardare oltre. Celebrare la Resistenza sì, ma non solo come atto di contrapposizione al potere tirannico, bensì come movimento in avanti.
La Resistenza, infatti, fu proprio questo: avanguardia politica e sociale.
Oggi, lo stesso spirito che animò coloro che ci liberarono dal fascismo storico può essere ritrovato in molte sacche di resistenza che, nonostante il sistema capital-imperialista provi a schiacciare e reprimere, fioriscono in ogni angolo della Terra.
Perché se è vero che non tutte le resistenze sono uguali, è altrettanto vero che la Resistenza è ovunque.
È nel popolo palestinese, che da oltre mezzo secolo resiste contro chi lo vorrebbe spazzare via dalla storia. È in quello libanese e iraniano, che lottano contro tiranni interni ed esterni.
È nel popolo cubano, che non capitola di fronte alle pressioni di quella che si autodefinisce la più grande democrazia del mondo, ma che nel mondo sta portando morte, distruzione e povertà.
E la Resistenza è anche da noi, in chi resiste nonostante condizioni lavorative insostenibili e salari da fame, in chi manda avanti il sistema sanitario pubblico al collasso, in chi lavora e studia nelle nostre scuole, fra precarietà e ricerca della performance.
La Resistenza è in chi boicotta il complesso militare-industriale, ricordandoci che il costo della guerra è la distruzione e che a pagare sono i popoli, come accaduto qui a Umbertide il 25 aprile del 1944.
La Resistenza è nelle piazze che sostengono la Global Sumud Flotilla, la GKN, i lavoratori e le lavoratrici dell’Ilva di Taranto. In chi porta avanti le istanze della lotta alla crisi climatica, abitativa, sociale.
Allora, questo è il nostro tempo.
Perché se il momento storico ci pone davanti alla bestia distruttrice della guerra e al tentativo di pochi di schiacciare i popoli del mondo, il nostro dovere non può che essere la Resistenza.